Viaggio a Brocéliande

“Ritornare alle cose stesse significa ritornare a questo mondo anteriore alla conoscenza di cui la conoscenza parla sempre e nei confronti del quale ogni determinazione scientifica è astratta, segnitiva e dipendente, come la geografia nei confronti del paesaggio in cui originariamente abbiamo imparato che cos’è una foresta, un parto o un fiume”

(Maurice Merleau-Ponty, 1945)

“ Andai in cerca di meraviglie; osservai la foresta e la terra circostante e cercai, ma non ne trovai alcuna”

Roman de Rou,Part III, lines 6329-98

 

Introduzione

È sempre meglio pensarci prima. Il luogo fatato di Bretagna, nei pressi di Paimpont, imprigiona – pertanto, il sussurrato nome di Brocéliande si riferisce a qualcosa di reale? Il vagheggiato Re Artù, il negromante Merlino, ebbero un legame con la Foresta e con i poteri magici della Fontana di Barenton solo quando il trovatore normanno-anglo Robert Wace, nel XII secolo, che viveva a Bayeux, scrisse due romanzi sulla Tavola Rotonda. Fu il famoso Chretien de Troyes a parlare diffusamente di Barenton, e la invenzione letteraria della Foresta prese vita, sulla scia del mito di una nazione che avrebbe unito le due Bretagne, insulare e continentale. Nel XIX secolo, quando la sensibilità per le fantastiche gesta arturiane era al culmine, Theodore Hersart de la Villemarché e altri disposero che la tomba di Merlino fosse fra le rovine megalitiche della zona. Quando il Re della casata Orléans Luigi Filippo I ascese al trono di Francia nel 1830, l’aristocrazia bretone cercò di legittimarsi in un movimento identitario che continua tuttora e che come mito fondativo richiese il mondo idealizzato del Medioevo cavalleresco, feudale e magico, anche grazie alla spettacolare e plurisecolare bellezza delle zone. La Foresta di Brocéliande fra faggi e querce iniziò a mostrare le sue bellezze, rinominate lago di Diana, Valle senza Ritorno, Specchio delle Fate... La bruma celtica, col suo immaginario universalmente riconosciuto pieno di suggestioni simili a quelle che possiamo ritrovare nell’Italia magica delle valli occitane, ricopre e sovrasta sia il luogo fisico che quello metafisico e simbolico.

Nelle foreste magiche di Brocéliande, il metano, non essendo né materia né energia, diventa 'feu follet', fuoco fatuo. Per non perdersi in quelle foreste, occorre sapersi orientare e saper guardare.

Esistono luoghi in cui arrivare è più facile che uscire.

Questo libro è fin dal suo titolo una foresta fatata, perché in esso svilupperemo pensieri, alle volte disorganici, alle volte lineari, alle volte sperando di venir confutati e migliorati piuttosto che confermati, ed ogni groviglio del pensiero dovrà essere sciolto da altro pensiero, ed ogni azione improntata alla manifestazione del percorso, simile al percorso che proponiamo per fare escursioni.

Camminare, viaggiare, esplorare, stare a contatto con la natura...tutte queste attività sono sinonimi e sono anche sinonimi della mente che ci porta a vedere e a creare immagini, mappe del nostro stesso percorso. In molti anni di accompagnamenti in mezzo a prati, boschi, radure, monti innevati, l’esperienza del viaggio e del paesaggio mi han condotto laddove io non credevo di andare, tutto preso dall’itinerario che proponevo ai clienti.

Tutto mi ha portato a riflessioni di cui questo libro è una sintesi.

Si, ma una sintesi che serva a costruire nuovi modi di fare turismo, anche di ritrovare se stessi esplorando e perdendosi ritrovandosi nei luoghi, come in una terra fatata, anche dietro il giardino di casa.

I nodi principali sono quelli che servono per poter attraversare luoghi: paesaggio, territorio, attrezzatura, significato, fitness, ecologia, benessere....

Cosa significa camminare per un turista? Non solo spostarsi da un luogo all’altro usando come mezzo di locomozione le proprie gambe, ma raggiungere luoghi dentro la propria anima, assaporare momenti. C’è una certa enfasi sul valore terapeutico del cammino, ma chiunque lo abbia sperimentato sa che i luoghi comuni sono i più frequentati, ma sono piuttosto veri, in questo caso, almeno.

Perché non percorrere una valle alpina in pullman? Sarebbe più veloce e meno faticoso; non ci dilungheremo sulla fatale bellezza della filosofia slow, sul fatto che dal finestrino a malapena si vedono cose che si assaporerebbero meglio se conquistate con fatica.

È ovvio che visitare un luogo equivale a conoscerlo solo passandoci del tempo, ma anche – e questo libro prova a suggerirlo - solo passandoci un tempo di qualità, facendo delle cose in un arco temporale che può essere anche minimo, ma sensato... però conoscere richiede pazienza. Così come la conoscenza non si acquisisce in un attimo ma in anni di studio, l’esplorazione richiede attenzione e tempo.

Tutte e due le attività avvengono passo dopo passo.

E così come non si propone di leggere un libro oppure di attraversare luoghi ma di fare entrambe le cose, pensiamo che la pratica del camminare sia complementare della teoria del pensiero su cosa stiamo facendo.

Non forniremo nelle pagine solo teorie, ma anche idee su come praticamente muoversi quando si fa escursione a piedi.

Camminare, fin dai tempi dei Grand Tour settecenteschi stimola la curiosità per quello che ci circonda e la riflessione sulla relazione tra l’uomo e la terra che abita. Senza la riflessione su quello che vediamo, siamo solo ombre che vagano nella foresta fatata. Leggere i segni del paesaggio ci permette di afferrare la sostanza di ciò che siamo, perché noi siamo dentro momenti e luoghi precisi, che magari non capiamo, ma che respiriamo, sentiamo, percepiamo...

La consapevolezza che la conoscenza derivi dall'esperienza della realtà e che quindi l'approccio ad essa sia esplorativo, esattamente come quando ci muoviamo fisicamente, permette di vedere l’interdipendenza fra noi e piante, animali, monumenti, ruderi, altre persone, altre visioni del mondo che si fanno terra, prato, bosco, villaggio e città.

Se ogni territorio é il contesto in cui si esplicano le specifiche azioni di una comunità umana (ma si può parlare di territorio per le comunità di qualsiasi specie animale e vegetale), tale concetto è dunque un concetto relazionale, ma possiamo attraversarlo consapevolmente gustandone le sue caratteristiche, organizzando una ricerca. Camminare vuol dire vedere la parzialità della mappa e la successione comoda delle tappe; in una parola: scomporre il territorio. Questo non ci faccia però dimenticare che l’atto della scomposizione costituisce solamente un espediente tecnico, perché tutte le parti di un luogo sono tra loro in relazione. Ed è questa “magia” dei luoghi che ne costruisce lo spirito profondo, che ritroviamo in ogni sua parte.

Ed ora, buona lettura. Cioè, buon viaggio.