Dinamiche dell’apprendimento e nuove tecnologie.

Abstract
Il relatore espone le caratteristiche pedagogiche e le potenzialità, commiste a pericoli e sottovalutazioni, delle cosiddette nuove tecnologie al servizio dell’educazione e dei sistemi formativi. Partendo da considerazioni generali sull’influenza e la penetrazione nella nostra società delle tecnologie informatiche (Internet ma anche prodotti multimediali mirati e non) se ne analizza lo stato dell’arte, le potenzialità educative, il rapporto docente/discente, con una panoramica di progetti online utilizzati od utilizzabili in ambito educativo, con una

particolare attenzione alla costruzione di competenze formative transdisciplinari.

 

Introduzione.

Nella società di oggi le nuove tecnologie hanno un ruolo crescente, al punto che, per quanto l’Italia sia (anno 2011) al 42° posto nel mondo per facilità d’accesso alle reti informatiche, poiché non è ancora comune avere reti wireless gratuite come in altri Paesi europei, sappiamo che la diffusione di Internet fra le famiglie con figli in età scolare è pari a 89%1 .

Inoltre, è stato rilevato che presso la generazione dei ragazzi fra i 4 e i 13 anni si registra una forte diffusione dell’uso del computer (69%) rispetto a una più limitata diffusione del cellulare (31%).

I giovani costituiscono la fascia di popolazione che usa maggiormente le nuove tecnologie: l’80% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni usa internet per:

  • Sistemi di Instant Messaging (36%)
  • Forum e blog (32%)
  • Chat (17%)

Anche la scuola e i processi di apprendimento sono coinvolti in questa trasformazione epocale. La stessa ricerca Eurostat aveva rilevato che il 64% dei ragazzi al di sotto dei 14 anni usa il computer per studiare.

Di questi:

  • Il 58% fa ricerche in rete
  • Il 44% utilizza enciclopedie on line
  • Il 30% studia utilizzando supporti di CD o DVD
  • Il 24% usa strumenti di Instant Messaging

Il tempo medio di utilizzo del computer per studiare da parte dello studente aumenta del 300% durante i 3 anni della scuola secondaria di 1° grado.2

1 Fonte: Eurostat 2008; Federico Motta Editore 2010.
2 Fonte: Osservatorio Permanente Contenuti Digitali – Nielsen 2008


Alcuni dati significativi.

Su uno dei principali quotidiani nazionali, (vedi “la Repubblica”, lunedì 10 ottobre 2011), è stata data una certa enfasi al rapporto fra istituzioni educative/formative e utilizzo di supporti e strutture informatiche.

L’articolo in questione, dal titolo ad effetto “Dite addio a cattedre e aule: così l'istruzione viaggia sul web” scritto da Riccardo Luna, riporta valutazioni sulla cosiddetta “scuola del futuro”3:

“ Nella "scuola del futuro" non ci sono banchi rotti, muri sporchi ed edifici fatiscenti. Per la verità non ci sono proprio i banchi, i muri e gli edifici. E nemmeno le cattedre. Ci sono soltanto gli unici due elementi assolutamente indispensabili perché si possa parlare di un corso di studi: i docenti, ma solo quelli bravi davvero. E soprattutto gli studenti, tantissimi studenti.

Mai visti tanti studenti in una sola classe: quelli che stamattina aprono l'attesissimo corso di Introduzione all'Intelligenza Artificiale dell'università di Stanford, sono più di 140 mila e vengono da tutte le parti del mondo. Anzi, non vengono affatto perché ciascuno di loro, da oggi fino al 12 dicembre quando si terrà l'esame finale, per seguire le lezioni se ne starà a casa propria, o magari in un parco con un laptop sulle ginocchia, oppure starà facendo altro e si collegherà in rete quando gli sarà più comodo rivedere il professore su YouTube.

Ecco, la rete Internet sì, quella deve esserci nella scuola del futuro: e a banda larga se possibile, sennò i video vanno a singhiozzo e il sapere va a farsi benedire. Benvenuti alla "University of Everywhere", l'università di ogni posto: oggi parte l'esperimento forse più avanzato che ha mai vissuto l'istruzione dai tempi di Socrate. L'obiettivo è insegnare a distanza, simultaneamente e gratis a tutti quelli che lo desiderano. Se funziona, nulla sarà più come prima.”4

Questa attenzione mediatica allo sviluppo di tecnologie mirate alla didattica denota una trasformazione in atto nei modelli anche pedagogici, che non può essere però solamente relegata all’operazione di sostituzione degli strumenti, perché le caratteristiche del sistema di istruzione tramite nuovi strumentazioni informatiche in aggiunta o, come nel caso della prestigiosa istituzione universitaria, avvicendamento dei supporti tradizionali per l’educazione, muta in maniera sensibile le forme dell’apprendimento.

Dal 2011/2012 il collegio docenti delle scuole italiane è stato chiamato ad adottare esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista.5

3 L’occhiello dell’articolo recita: “Da oggi a Stanford il corso online sulle Intelligenze Artificiali: 140 mila iscritti da 175 nazioni. Che non dovranno muoversi da casa per seguire le lezioni o fare gli esami. Tutto accade in Rete. Ma c'è anche qualche problema: come impedire che qualcuno faccia i compiti al posto di altri sballando le valutazioni finali? Ma la rivoluzione va avanti “
4 Da “la Repubblica”, 10 ottobre 2011
5 Legge n.233 del 06 Agosto 2008 di conversione del D.L.112/2008

 

A partire dal 2010 quasi tutte le scuole italiane sono fornite di lavagna digitale (progetto InnovaScuola) e questa innovazione, che permette di integrare la didattica tradizionale con le possibilità di interattività fornite dalla rete, richiede un rapido esame, sulla base dell’esperienza di chi scrive, nell’ambito di progetti educativi che ne hanno fatto uso (a.s. 2010/2011).

Le caratteristiche delle nuove tecnologie impongono riflessioni prima di tutto per le funzionalità: la prima caratteristica interessante è la portabilità, dovuta alla miniaturizzazione delle applicazioni informatiche e la convergenza delle diverse tecnologie verso il digitale. Poiché ogni persona può possedere apparecchiature portatili che macinano dati e nebulizzano conoscenza, non è plausibile un controllo dall’esterno, ad esempio non è pensabile che l’insegnante che impedisce l’uso del cellulare nelle sue ore di lezione, all’infuori di esse regoli il comportamento dei ragazzi.
La seconda qualità specifica è l’interattività e, dacché il flusso della comunicazione non è più unidirezionale, tutti possiamo interpellare i media secondo le nostre specifiche esigenze, ma soprattutto costruire dei sistemi di relazioni sociali con gli altri utenti. Il Social Network, in questa prospettiva, diviene un’impresa di comunicazione i cui autori sono gli stessi utenti: YouTube è il nuovo modello di “televisione” portato da questa logica di sistema. Malgrado si ritenga che l’Italia sia un Paese ancora ancorato alla Tv generalista, in realtà gli utenti più giovani sono capaci di costruire palinsesti personalizzati e subiscono l’influsso dei nuovi media piuttosto che la vetusta televisione modellata rigidamente. Infatti con il web i ragazzi hanno riscoperto la duttilità della radio che permette di scaricare musica o sentirla mentre si sta facendo altro.
E così, i ragazzi giovani, affascinati dal software e con apprendimenti inesorabili e veloci sanno passare dalla posizione di consumatori passivi a quella di creatori, di autori, possono scattare foto o fare film con un semplice cellulare, condividerlo in rete costruire comunità di persone che, tramite la pubblicazione delle immagini in Internet possono sentirsi parte di una comunità di appassionati di ballo tektonic come di giochi di ruolo. Ma perché non di lezioni di matematica, fisica o storia? Nessuno impedisce che questa caratteristica di generatività dei media possa venir usata per opportunità educative. Solo che n0n viene fatto molto spesso.

Al di là delle problematiche serie che incidono su tutto ciò, ovvero le conseguenze insite nella mancanza di filtri (finire su siti porno, essere adescati da adulti pedo- pornografi, cyber-bullismo) l’uso smodato e non pienamente controllato dei media da parte di un determinato pubblico è stato molto evidenziato, ma non si è usato tutto ciò come opportunità per un patto generazionale fra adulti e minori. Il risultato è stato che molte generazioni (considerando ormai provocatoriamente una generazione ogni 2 anni) sono state abbandonate come ne Il signore delle mosche.

Poche istituzioni educative hanno pienamente capito due cose:

  1. utilizzare gli strumenti, le modalità e le competenze dei ragazzi, maturate grazie all’uso delle nuove tecnologie e dei nuovi media, permetterebbe di fare un’operazione “omeopatica” di riequilibrio e porterebbe i ragazzi ad una maggior motivazione se tali modalità fossero usate integrando la didattica tradizionale

  2. utilizzare le logiche di assembramento delle conoscenze e di formazione di competenze multisensoriali porterebbe a concepire strategie e metodi educativi (a) specifici per i Nuovi Media e (b) generici di rafforzo degli argomenti tradizionali di interesse scolastico (in parte lo si fa, ad esempio, con l’interattività degli ormai classici ipertesti)

 

Facciamo un passo indietro

La nostra società occidentale e post-industriale, frutto di trasformazioni epocali, era stata studiata da esperti già negli anni ’80.

Analizzando le dinamiche sociali e prevedendo i sommovimenti del futuro, fra cui l’avvento di un sistema di relazioni che, grazie alla globalizzazione e al massiccio aumento dell’incidenza della tecnologia sulla vita quotidiana, per cui le persone siano sempre più a contatto con altri modi di pensare, con altre persone, portatrici di altri modelli culturali, John Naisbitt aveva parlato di “megatrends”.6
Tali tendenze evolutive erano sintetizzabili nei passaggi:

  • Da una società industriale ad una basata sull’informazione
  • Dalla tecnologia forzata alla tecnologia ad alta sensitività
  • Dall’economia protetta (nazionale, pubblica) a quella globale
  • Dal breve al lungo termine
  • Dalla centralizzazione al decentramento
  • Dall’aiuto istituzionale all’”aiutati-da-solo”
  • Dalla democrazia rappresentativa alla democrazia partecipativa
  • Dalla gerarchia alla rete (territori).

 

Anche il mondo della istruzione ha dovuto affrontare la complessità insita nella trasformazione di questi anni, obbligando insegnanti, educatori e filosofi a ragionare sulla realtà = costruzione sociale, ad affrontare un mondo “liquido”, la cui cifra è sostanzialmente l’incertezza.

Già Paulo Freire intendeva l’educazione come co-educazione, ossia educazione reciproca.
I 4 pilastri dell’educazione enunciati dalla cosiddetta Commisione Delors (nel Rapporto dell’UNESCO, definito “Commissione Internazionale sull’Educazione per il Ventunesimo Secolo”, presentato a Parigi nell’Aprile del 1996) erano interconnessi e recitavano pressappoco così: “Imparare a fare/Imparare a conoscere/Imparare ad essere/Imparare a vivere con gli altri”.

Questa nuova caratterizzazione degli obiettivi specifici della educazione e delle linee- guida dell’istruzione si lega ad una visione che cerca di rispondere alle necessità di una società in profonda trasformazione, sia guardando alle modalità di interazione fra le persone sia alla ridefinizione del ruolo di allievi e di insegnanti. Per quanto tutto ciò possa piegarsi a logiche esterne (richieste del mercato del lavoro, cambiamento del ruolo sociale degli insegnanti, riduzione delle politiche di welfare, liaison fra scuola e lavoro sempre difficili) la scuola dall’interno si trova al centro di una riscrittura di

6 NAISBITT John, J.982 1, Megatrends. Ten New Directions Transforming Our Lives. New York City, NYC, Warner Books

obiettivi, metodologie e quindi anche di modelli sociali di riferimento e modelli di conoscenza.
L’insicurezza epistemologica che ne deriva presenta una serie di elementi portanti:

  • problemi ambientali, sociali e culturali degli ultimi decenni
  • sviluppo economico diseguale
  • rapporto ambivalente ricchezza/povertà
  • rapporto società/individuo

per cui ogni Paese è attualmente alle prese con la riforma del sistema educativo per due motivi:

  • Economia
  • Modifica del rapporto Cultura/identità in un mondo globalizzato

Per Sir Kevin Robinson (2011) la colpa dell’arretratezza dei sistemi scolastici non è degli Insegnanti, ma del “DNA del sistema”, nel quale le capacità umane non sono del tutto conosciute, anche perché sminuite dal sistema tradizionale di istruzione, troppo legata a dinamiche top-down.

La cosiddetta multimedialità, ovvero la capacità di informazione sostenuta dalla tecnologia + la orchestrazione di tecniche di somministrazione delle lezioni, è caratterizzata da procedure particolari.
Dobbiamo, però, riconoscere che essa si configura come espressione potenziale, ma non sempre fruttuosa, di alcune idee specifiche del pensiero pedagogico, per cui la centralità del soggetto che apprende diviene il fulcro del setting operativo in cui si svolgono le azioni didattiche. Il passaggio da una scuola trasmissiva e centrata sull’astrazione ad una più interattiva, in cui vengano potenziate le caratteristiche dei bisogni reali dei discenti e la costruzione di competenze verificabili ed usabili, implica usare trasversalmente, e quindi connettendo le conoscenze e le competenze una volta distinte nelle materie scolastiche, in processi formativi "misti" (o blended learning) in cui la componente online si affianca alla formazione di stampo tradizionale (interventi in aula, workshop, seminari,...).
La dimensione reticolare dell’apprendimento, per cui si usano le risorse del web in percorsi di apprendimento (con adulti e minori) è a tutti i livelli di intervento formativo foriero di processi educativi in cui il risultato di apprendimento è sempre da considerarsi punto di arrivo di un processo in costruzione che include sia il suo oggetto sia i dinamismi mentali e i metodi attraverso i quali è costruito e dei quali il soggetto è consapevole. Ma questa dimensione era stata tratteggiata dalla visione dell’educazione come reciprocità fra soggetti ed oggetti, per cui una autenticazione reciproca fra i soggetti delinea che al centro delle operazioni di educazione, istruzione e formazione venga posta non l’insegnante né il soggetto (di solito ritenuto passivo) ma la relazione che essi instaurano anche grazie alla cornice di strumenti, metodi, visione costruttivista del sapere e delle cornici concettuali di esso.
Nella società e nella scuola, per quanto permangano sostanziali differenze, la richiesta implicita sembra esser diventata (dagli anni ’90 in poi, soprattutto) non solo essere capaci di prestazioni, ma coltivare qualità umane perché il lavoro oggi è sempre più dematerializzato e collettivo, di gruppo.

La dimensione della costruzione collettiva di saperi è dunque propedeutica alla costruzione di contesti di conoscenza come richiede anche il mondo dell’extrascuola, in cui però la pressione della tecnologia è massima.

 

Un approccio ottimista.

Infatti, già da una quindicina d’anni circa, nelle società occidentali, assistiamo all’avvento di generazioni di ragazzi che giocano, leggono, comunicano, lavorano e creano comunità in modo molto diverso dai loro genitori, e costituiscono una molla di trasformazione sociale, poiché tutto il tempo che i ragazzi usano con computer, telefoni cellulari, iPod e playstation sembra essere sottratto magari ai rapporti sociali classici ma anche alla dittatura televisiva.
In rete, moltissimi ragazzi assemblano leggendo, ricontestualizzando, convalidando e recuperando informazioni, anche se non è detto che esse siano conformi ai compiti scolastici. Ma il modello con cui allestiscono la conoscenza è perfettamente interattivo con la tecnologia, al fine di adattarsi ad un mondo digitalizzato.
Non è possibile che torme di adulti siano di continuo capaci di magnificare le doti della rete globale da cui traggono libri, foto, musica, film, informazioni e demonizzare le modalità di procedere dei propri figli e allievi, soprattutto quando dimostrano curiosità intellettuale e talento.
Purtroppo, tutte le conclusioni eccessivamente speranzose degli ultimi anni si sono infrante parzialmente sul muro di una recessione economica grave e sullo sviluppo abnorme di facebook e di altri social network che non sostengono solo le relazioni sociali, in quanto permettono il comodo rifugio dietro il paravento dell’anonimato, fino a diventare il paradigma unico delle relazioni sociali se non accompagnato da una consapevolezza critica.

Rimane comunque una grossa opportunità l’utilizzo della rete per costruire socialità, poiché gli strumenti mediali trattengono l’immensa promessa di un nuovo modello di apprendimento, basato sulla invenzione e sulla condivisione. Come disse Don Tapscott7: “il combinarsi di una generazione nuova e di nuovi strumenti digitali porterà a ripensare la natura dell'istruzione, sia nel contenuto sia nel modo in cui impartirla. Il passaggio da un ruolo di ricevente passivo, secondo il modello proprio della trasmissione radiofonica, a quello di partecipante attivo in seno a un modello interattivo costituisce la pietra angolare della net generation. I ragazzi sono decisi a essere utenti, non semplici spettatori o ascoltatori...Con questo nuovo modello ci si sposta da un'istruzione incentrata sull'insegnante a un'istruzione incentrata sul discente: l'esperienza dell'apprendimento pone oggi al centro l'individuo che apprende anziché quello che trasmette il sapere. Finora l'istruzione tendeva a imperniarsi sull'insegnante, non sullo studente, in particolare per quanto riguarda l'istruzione post- secondaria, ove gli interessi specifici e la formazione del docente influenzano fortemente la materia dell'insegnamento. Infatti gran parte dell'attività in aula prevede che il docente parli e lo studente ascolti.
Per converso, un'istruzione incentrata sul discente comincia con una valutazione delle capacità, del modo di apprendere, del contesto sociale e di altre importanti caratteristiche dello studente che più incidono sull'apprendimento. Essa comporta un

7 TAPSCOTT Don 2001, Critici, smaliziati, sicuri di sé vogliono imparare divertendosi, da “Tèlema”, n°24.

ampio ricorso a dei programmi di software che strutturano e adattano al caso specifico l'esperienza dell'apprendimento”. Ma l’articolo, ormai storico, di Tadscott, si spingeva oltre, addirittura verso una proposta provocatoria: “Se professionisti dell'insegnamento ibernati trecento anni fa potessero tornare in vita oggi e guardassero ad altre professioni - un medico in una sala operatoria, un aviatore nella cabina di pilotaggio, un ingegnere che progetta un veicolo nel ciberspazio - si stupirebbero certamente di come le tecnologie hanno trasformato il lavoro. Ma se entrassero in un'aula scolastica, constaterebbero subito che nella scuola finora è cambiato ben poco. Il nuovo modello non tende a imporre al discente l'assorbimento di certe nozioni, ma considera prioritario che egli impari a navigare e a pensare.”8

Lungo la linea tracciata da tempo nella storia della pedagogia novecentesca, dalle macchine per apprendere di comportamentista memoria all’esperienza di Seymour Papert9, la fascinazione per l’elettronica e l’informatica ha modellato l’idea di poter usare modelli di conoscenza più efficaci, ma fino a poco tempo fa non si era vista l’opportunità di costruire contesti educativi realmente centrati sulle tecnologia.

Alcune proposte didattiche interessanti

L’attuale situazione scolastica è dunque pronta all’utilizzo dell’informatica in maniera massiccia, una volta superate le diffidenze e le eventuali problematiche.
Già l’introduzione dei libri di testo corredati o sostituiti da CD e DVD, oltre alle lavagne multimediali ha permesso di mutare lo scenario.

Ciò presuppone dunque saper prendere dalle risorse esistenti sul mercato ciò che contingentemente serva a connettere pensieri e metodologie specifiche.

 

Le risorse per insegnare sono fondamentalmente di 3 tipi:

▪ materiali didattici precostruiti
▪ modelli e mappe, ipertesti, percorsi didattici
▪ portali dedicati

e vengono utilizzate grazie a Internet in concomitanza con l’avvento dei supporti informatici.

In conclusione, e senza nessuna presunzione di completezza, possiamo fare degli esempi concreti di materiali eterogenei e usati in più ambiti (dalle scuole materne all’università, al semplice fai-da-te per persone curiose) :

Tabella 1. Esempi

8 Ibidem.
9 Cfr. ad esempio, lo scritto PAPERT, S. 1984, Mindstorms. Bambini computer e creatività, Trieste, Emme edizioni .

Ripetendoci, l’educazione con i media si caratterizza per un uso di essi strumentale (lezioni fatte con il computer, filosofia o storia insegnate attraverso il giornale, geografia attraverso il cinema, ecc.), e può essere utilizzata come modalità per accostarsi ai ragazzi, per accostare i ragazzi ai media, per rendere l’apprendimento a scuola un’esperienza più fruibile e vicina al mondo dei discenti, ma anche, dato che l’uso ragionato dei media produce una intensa conoscenza delle potenzialità di alunni, docenti e mezzi, fornire contributi rilevanti per progettare e riorganizzare le attività didattiche in classe, incidendo sui processi di insegnamento e di apprendimento.

Ad essa viene alle volte affiancata, qualora se ne rilevi l’importanza nell’ambito dello scenario sociale cui preparare l’allievo, l’educazione ai media (media literacy) che valuta le tecnologie un tema della didattica.
Per fare questa operazione, occorre che i docenti assieme agli allievi insistano sulla promozione del senso critico, sulla conservazione di un consumatore dei media attivo, autonomo e creativo (possiamo qui compiutamente parlare di educazione alla cittadinanza attiva).

Di conseguenza le remore degli insegnanti, quando presumono che l’educazione con le nuove tecnologie possa ridursi ad un mero tecnicismo sono solo parzialmente giustificabili.

10 In youtube.com esiste un canale pratico, dedicato a 125.000 video didattici gratuiti da siti universitari ma anche da agenzie indipendenti.
11 La Khan Academy è un'organizzazione educativa non a scopo di lucro creata nel 2006 da Salman Khan, ingegnere statunitense di origine bengalese. Con l'obiettivo dichiarato di "fornire un'educazione di alta qualità a chiunque, dovunque", il sito dell'organizzazione raccoglie oltre 2.300 video-lezioni.
12 Diversamente da altre piattaforme di e-learning, learnwithelsi viene offerta direttamente a istituti di formazione, in modo che possanocreare i loro corsi; aiutandoli a concentrarsi sui contenuti dei corsi, senza preoccupazioni riguardanti gli aspetti tecnici. La piattaforma dispone di un supporto 24h.

Infatti, le competenze disciplinari sono sempre importanti, così come le competenze richieste per un impiego opportuno di tali tecnologie riguardano tutti i campi d’esperienza e tutte le discipline.

Non solo, insegnanti e studenti sono chiamati a svolgere un ruolo attivo nella loro relazione educativa: gli insegnanti, da un lato, possono sperimentare nuovi metodi e tecniche di coinvolgimento nella didattica, mentre gli studenti si sperimentano in dinamiche collettive basate sul dialogo, la discussione allargata, lo scambio, anche a distanza.